Riflessioni di un fundraiser

NONDUNODIMENO. Uno slogan di poche parole che inizialmente nella mia ignoranza pensavo si limitasse solamente ad una questione di abbandono scolastico da parte di una fetta di giovani che non riuscivano a stare al passo con quelle che erano le esigenze di istruzione e conoscenze della civiltà odierna. Un modo per far tornare indietro la società sui propri standard per raccogliere questi individui abbandonati fin quando ce n’era ancora il tempo e la possibilità e reintrodurli al suo interno. Mi sbagliavo. NONDUNODIMENO è molto più di questo: è il cercare di cambiare la società dal proprio interno per farle cambiare percorso e portare ad un futuro più sostenibile e più sano, non per tornare indietro ma per tornare ad andare avanti. La società ed i bisogni educativi dei ragazzi infatti si sono molto evoluti in questi tempi di forte cambiamento*, ma noi stessi e la scuola non abbiamo fatto altrettanto. Stiamo quindi assistendo ad un momento molto peculiare della nostra storia in cui i genitori e la scuola non hanno la consapevolezza necessaria (e molto spesso anche il tempo e le risorse necessarie) per far crescere bene i propri figli, che spesso a causa del nuovo ecosistema sociale che li favorisce apprendono troppo velocemente per gli standard previsti incorrendo poi in quelle difficoltà dell’apprendimento che coinvolgono moltissime delle nostre nuove leve. Ed è proprio a questo punto che interviene il progetto NONDUNODIMENO per aiutare queste due istituzioni, scuola e genitori, a ricalibrarsi secondo le nuove prospettive educative che stanno nascendo e sviluppandosi in questi anni proprio per affrontare i suddetti problemi, supportandole in tale delicato percorso.

Nascono così, su queste importanti basi, tutti i sotto-progetti del percorso nonunodimeno, tra cui il mio**.. e tutte le volte che ci penso non posso far a meno di sentirmi onorato di far parte di questo vasto ed ambizioso progetto che ha il grande scopo di cambiare il mondo per renderlo migliore. Tante persone a questo mondo sognano di poterlo fare ed essere uno dei pochi ad avere la possibilità tecnica di farlo veramente, nel suo piccolo, non ha prezzo. E con i mezzi di Fondazione Comasca e la profonda visione di Bernardino Casadei a spingerci, son sicuro che io ed i miei compagni riusciremo a farlo.. e che sarà una stancante, ma bellissima, avventura. 

Alla prossima,

Simone

*Basti pensare che nel tempo di una generazione, 20 anni, ci sono state 3 grandi rivoluzioni tecnologiche che hanno cambiato la società: l’avvento di internet, la diffusione degli smartphone e la secessione dei social a sostituire i vecchi mezzi di comunicazione. In tempi passati ci sarebbe voluto almeno un secolo per arrivare allo stesso punto ora è bastato solo un quinto del tempo!

**per chi si sta chiedendo come si incastra in questo sottofondo profondamente educativo il concetto di un fundraiser per le scuole, il punto sta nel voler fornire alle stesse la possibilità di crescere e svilupparsi in autonomia senza dipendere troppo dai sempre più limitati fondi pubblici. Un modo per dare alle scuole stesse la possibilità di emanciparsi dallo stato ed evolversi con le proprie gambe senza tutte le volte ricorrere al pesante, e non sempre efficace, supporto esterno di enti e fondazioni.. una strategia per rifornire di energia rinnovabile la macchina educativa in modo che possa proseguire autonomamente il suo importante cammino verso il futuro senza più doversi voltare indietro in cerca di aiuto.

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