Il Racconto di Greta

Mi chiamo Greta ho 24 anni, una bambina di 18 mesi e da Aprile sto frequentando il corso di formazione per giovani Fundraiser promosso dalla Fondazione Provinciale della Comunità Comasca.

Questo processo di formazione mi ha permesso di conoscere un mondo sconosciuto fatto di persone volenterose e appassionate al loro lavoro. Ho scoperto che fare Fundraising non significa letteralmente fare solamente raccolta fondi, ma vuol dire anche stringere relazioni profonde con persone che lavorano con e per il territorio aiutando chi ne ha più bisogno.

Persone come Lucia, Stefano, Valentina e Anna di LarioLHUB57, l’impresa sociale con la quale collaboro per questo progetto, lavorano per cercare di rendere il mondo un posto migliore di come lo sia attualmente, attivando progetti per il sociale, lavorando nell’ambito culturale, ma soprattutto lavorando con i ragazzi (Alternanza scuola lavoro e sportello Job Caffè).

Una delle frasi più belle che mi ha colpito durante questo percorso è proprio la definizione di dono che Alian Caillé riporta ne “Il terzo paradigma” e vorrei condividerla con voi: “ogni prestazione di beni o servizi effettuata senza garanzia di ritorno, al fine di creare, alimentare  o ricreare il legame sociale tra le persone”. Il concetto che il dono sta alla base dello scambio relazionale tra le persone ed è una cosa che vien data spesso per scontata.

Faccio parte del gruppo che lavorerà con i bienni delle scuole superiori, per contrastare la dispersione scolastica: il progetto prevede la realizzazione di un percorso di accompagnamento dei ragazzi fatto da due educatori coach, Stefano e Valentina, i quali lavoreranno a stretto contatto con gli studenti durante tutto l’anno scolastico.

Rispetto al progetto il mio ruolo è apparentemente semplice: seguire il corso di formazione, fare tirocinio presso ITES Caio Plinio Secondo di Como, scrivere il piano operativo di fundraising, farlo approvare e una volta approvato passare i prossimi 18 mesi a lavorare con la scuola per garantire un processo di autofinanziamento per i propri progetti.

È una sfida entusiasmante che mi appassiona ogni giorno di più. Il gruppo di lavoro che si è creato è molto affiatato e molto propositivo e, nonostante alcune difficoltà puramente tecniche dettate dalla caratteristica pioneristica del progetto, le cose stanno andando per il meglio.

In questo ultimo mese, durante il corso di formazione, abbiamo lavorato in due lezioni sulle soft skills, quelle che in italiano vengono definite “competenze trasversali”.

Nella prima lezione abbiamo incontrato Alberto Cova (noto campione olimpico) e Samuele Rabbioni (Psicologo Sportivo e Psicopedagogista) i quali ci hanno spiegato come poter utilizzare “ciò che siamo” nel campo lavorativo: durante le riunioni con un Board, durante un colloquio di lavoro, durante un incontro con uno o più possibili donatori. Ci hanno spiegato il valore e il peso che un errore (in campo professionale) ha realmente e come sia possibile, tramite un metodo di pensiero positivo, riuscire a superare ogni ostacolo.

La seconda lezione è stata  quella tenuta da Marco Pernich di Associazione Studio Novecento (di Milano) dove ci è stato spiegato il concetto di comunicazione e come applicarla nel nostro lavoro; la prima parte della lezione è stata teorica mentre nella seconda parte ci è stato chiesto di metterci in gioco per poter sperimentare in prima persona il valore che una buona comunicazione ha sugli altri. La lezione si è conclusa con un racconto inventato (pensato da una corsista) osservando una semplice fotografia.

Queste lezioni sono state molto utili e paradossalmente sono state le più difficili da sedimentare però sono quelle che, a parer mio, ci hanno insegnato di più sul rapporto umano, che poi è ciò che sta alla base del nostro lavoro, che si fonda sulle relazioni!

Per concludere, le sfide da affrontare sono tante: la comunicazione, scontrarsi con una realtà che non conosce il fundraising, una realtà che non conosce il tema della dispersione scolastica, capire quale strategia approntare e come presentarsi ai donatori, ma non ci spaventano e sono sicura che questa avventura porterà molte novità che non vedo l’ora di scoprire.

Greta Pusterla

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